Personale Extracomuntario

Extracomunitari - Modalità di assunzione

La Repubblica Italiana garantisce a tutti i lavoratori stranieri e alle loro famiglie, purché regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato, parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani.

A chi si rivolge
Cittadini  Extracomunitari

Contenuti e procedure
Annualmente il governo, con uno specifico decreto stabilisce le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello stato per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale e per lavoro autonomo, tenuto conto dei ricongiungimenti familiari. Qualora se ne ravvisi la necessità, ulteriori decreti possono essere emanati durante l'anno.

I Visti di ingresso ed i permessi di soggiorno per lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e per lavoro autonomo, sono rilasciati entro il limite delle quote predette. In caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione annuale, il Presidente del Consiglio dei Ministri provvede, in via transitoria, con proprio decreto nel limite delle quote stabilite nell'anno precedente.

Per l'accesso al lavoro dello straniero è necessario innanzitutto essere in possesso di quei documenti che consentono l'ingresso in Italia:
1. passaporto (o documento equipollente);
2. visto di ingresso;
3. permesso di soggiorno;

Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro è rilasciato in presenza del contratto di soggiorno per lavoro.

IL CONTRATTO DI SOGGIORNO
Il Contratto di soggiorno per lavoro subordinato deve necessariamente contenere:
1. la garanzia da parte del datore di lavoro di un adeguato alloggio per il lavoratore;
2. l'impegno al pagamento da parte del datore di lavoro delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza

Il contratto di soggiorno per lavoro è sottoscritto presso lo Sportello Unico per l'immigrazione della Provincia nella quale risiede o ha sede legale il datore di lavoro.
La durata del permesso di soggiorno per lavoro è quella prevista dal contratto di soggiorno e comunque non può superare:
1. per uno o più contratti di lavoro stagionale, la durata complessiva di 9 mesi;
2. per un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, la durata di 1 anno;
3. per un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, la durata di 2 anni;

Ai fini dell'ingresso in Italia per motivi di lavoro, il lavoratore extracomunitario deve avere il visto rilasciato dal consolato italiano presso lo stato di origine o di stabile residenza.

Il permesso di soggiorno per motivi di studio e formazione può essere convertito, prima della sua scadenza con la stipula del contratto di soggiorno per lavoro, in permesso di lavoro per motivi di lavoro se vi è disponibilità nella quota prevista per i nuovi ingressi.
Il permesso di soggiorno per motivi familiari consente l'accesso ai servizi per l'impiego, per lo svolgimento di un lavoro subordinato.
Anche il permesso di soggiorno ottenuto per sottrarsi a situazioni di violenza o grave sfruttamento (art. 16 L. 40/98) consente l'accesso ai servizi per l'impiego, per lo svolgimento di un lavoro subordinato.
Il permesso di soggiorno è rinnovato per una durata non superiore a quella stabilita con rilascio iniziale.
Il rinnovo del permesso di soggiorno è richiesto dallo straniero al questore della provincia in cui risiede, almeno novanta giorni prima della scadenza per un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, sessanta giorni prima per un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, e trenta giorni nei restanti casi, ed è sottoposto alla verifica delle condizioni previste per il rilascio.
La perdita del posto di lavoro non costituisce motivo di revoca del permesso di soggiorno al lavoratore straniero ed ai suoi familiari. Il lavoratore straniero in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato che perde il posto di lavoro, anche per dimissioni, può, per trovare un nuovo lavoro, ricorrere ai servizi per l'impiego, pubblici o privati, fino alla scadenza della validità del permesso di soggiorno, e comunque, salvo che si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore a sei mesi.

Per accedere ai servizi per l'impiego, lo straniero deve produrre:
1. permesso di soggiorno;
2. documento di riconoscimento;
3. stato di famiglia, se si hanno familiari a carico;
4. certificato di residenza;
5. titoli di studio e attestati professionali.
(gli ultimi tre documenti possono essere sostituiti con l'autocertificazione)

Allo straniero che dimostri di essere venuto in Italia almeno due anni di seguito per prestare lavoro stagionale, può essere rilasciato, qualora si tratti di impieghi ripetitivi, un permesso pluriennale. Questo permesso ha una durata massima di tre anni con l'indicazione per ogni anno del numero di mesi consentiti. Il relativo visto di ingresso è rilasciato ogni anno.

Se il lavoratore straniero rientra nel proprio paese conserva i diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati.
I lavoratori stranieri possono chiedere il riconoscimento di titoli di formazione professionale acquisiti all'estero. Il lavoratore extracomunitario può inoltre partecipare a tutti i corsi di formazione e di riqualificazione programmati nel territorio della Repubblica Italiana.

Se il lavoratore straniero partecipa nel paese d'origine a specifici corsi organizzati per favorirne l'inserimento professionale in Italia, acquista titoli di preferenza per le assunzioni con le liste istituite nel proprio paese.

ASSUNZIONE
Gli stranieri regolarmente iscritti ai servizi per l'impiego, pubblici o privati, o già occupati presso un altro datore di lavoro, possono essere assunti (come i cittadini italiani):

  • a tempo indeterminato o con contratto di lavoro a termine,
  • con contratto di lavoro a tempo parziale,
  • con contratto di apprendistato,
  • con contratto di inserimento,
  • con contratto a chiamata, con contratto ripartito,
  • a progetto

Il datore di lavoro che assume lo straniero è tenuto a consegnare al lavoratore stesso, contestualmente all'assunzione, le generalità del lavoratore e le mansioni per le quali è stato assunto. Entro 5 giorni, poi deve dare comunicazione dell'avvenuta assunzione ai Servizi per l'impiego.

STRANIERI CHE NON VIVONO IN ITALIA
In ogni provincia è istituito presso l'Ufficio Territoriale di Governo (la ex Prefettura), uno Sportello Unico per l'immigrazione, che si occupa dell'assunzione di lavoratori stranieri sia che vengano assunti a tempo determinato e sia che lo siano a tempo indeterminato.

Chiunque, italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia, voglia assumere a tempo determinato o indeterminato uno straniero residente all'estero deve presentare allo sportello della provincia di residenza:

  • la richiesta nominativa di nullaosta al lavoro;
  • un'idonea documentazione relativa a come garantirà l'alloggio al lavoratore;
  • la proposta di contratto di soggiorno, che deve rispettare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e contenere l'impegno al pagamento da parte dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello straniero nel paese di provenienza;
  • una dichiarazione di impegno a comunicare ogni variazione relativa al rapporto di lavoro.

Se non conosce lo straniero che intende assumere, il datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia può richiedere il nullaosta al lavoro di uno straniero iscritto nelle apposite liste eventualmente istituite nel paese di origine a seguito di accordi bilaterali tra l'Italia e quel paese. In questo caso dovrà comunque presentare:
un'idonea documentazione relativa a come garantirà l'alloggio al lavoratore;
la proposta di contratto di soggiorno, che deve rispettare il Contratto Collettivo Nazionale di lavoro e contenere l'impegno al pagamento da parte dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello straniero nel paese di provenienza.

In entrambi i casi lo Sportello Unico per l'immigrazione comunica la richiesta al centro per l'impiego della provincia di residenza, domicilio o sede legale del richiedente. Il centro per l'impiego provvede a diffondere l'offerta di lavoro sull'intero territorio nazionale e se, passati venti giorni, non risulta presentata alcuna domanda per quel lavoro da parte di un lavoratore nazionale o comunitario, il centro trasmette all'ufficio territoriale richiedente una certificazione negativa, ovvero le domande acquisite comunicandole altresì al datore di lavoro.
Lo Sportello Unico per l'immigrazione, sentito il Questore, entro quaranta giorni dalla presentazione della richiesta rilascia il nullaosta e, a richiesta del datore di lavoro, trasmette (anche via internet) la documentazione agli uffici consolari. Il nullaosta al lavoro subordinato ha validità per un periodo non superiore a sei mesi dalla data del rilascio.

Gli uffici consolari del paese di residenza o di origine dello straniero provvedono, dopo gli accertamenti di rito, a rilasciare il visto di ingresso con indicazione del codice fiscale, comunicato allo sportello unico per l'immigrazione. Entro otto giorni dall'ingresso, lo straniero si reca presso lo sportello unico per l'immigrazione che ha rilasciato il nullaosta per la firma del contratto di soggiorno.

IN CASO DI LAVORO STAGIONALE
Chiunque, italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia, intenda assumere per un lavoro stagionale uno straniero, deve presentare una richiesta nominativa allo sportello unico per l'immigrazione della provincia di residenza.
Se non conosce direttamente lo straniero, la richiesta, contenente:

  • un'idonea documentazione relativa a come garantirà l'alloggio al lavoratore;
  • la proposta di contratto di soggiorno, che deve rispettare il Contratto Collettivo Nazionale di lavoro e contenere l'impegno al pagamento da parte dello stesso datore di lavoro delle spese di ritorno dello straniero nel paese di provenienza;

Deve essere immediatamente comunicata al centro per l'impiego competente, che verifica nel termine di cinque giorni, l'eventuale disponibilità di lavoratori italiani o comunitari a ricoprire l'impiego stagionale offerto.
Lo sportello unico per l'immigrazione rilascia l'autorizzazione passati dieci giorni dalla comunicazione e non oltre venti giorni dalla data di ricezione della richiesta del datore di lavoro.

Il lavoratore stagionale, se ha rispettato le indicazioni indicate nel permesso di soggiorno e sia rientrato nello Stato di provenienza alla scadenza dello stesso, ha diritto di precedenza per il rientro in Italia nell'anno successivo per ragioni di lavoro stagionale. Può, inoltre, convertire il permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, qualora se ne verifichino le condizioni.

RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
Al lavoratore straniero si applicano tutte le norme valide per i lavoratori italiani anche in merito alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Il licenziamento (di qualsiasi tipo) deve essere comunicato per iscritto. Il lavoratore, entro 60 giorni da tale comunicazione, se vuole contestare il licenziamento, deve impugnarlo con qualsiasi atto scritto.
In caso di licenziamento per motivi disciplinari, la sanzione deve essere preceduta da una contestazione scritta della mancanza, a seguito della quale il lavoratore ha 5 giorni di tempo per fornire le proprie giustificazioni.

A parte alcune ipotesi particolari (dirigenti, domestici, sportivi professionali...), il licenziamento del datore di lavoro deve essere sorretto da un giustificato motivo o da una giusta causa, ossia da una mancanza tanto grave da non consentire la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto di lavoro. Nel caso in cui il licenziamento sia avvenuto per giustificato motivo, spetta sempre al lavoratore un periodo nel quale il contratto continua ad essere eseguito e durante il quale il lavoratore può trovare un'altra occupazione. In caso di mancato rispetto dell'obbligo di preavviso, il datore di lavoro deve pagare un'indennità sostitutiva.

Quando un'azienda con più di 15 dipendenti (per riduzione del personale o trasformazione dell'impresa) licenzia più di 5 dipendenti nell'arco di 120 giorni, siamo di fronte a un licenziamento collettivo. In questi casi sono previsti procedimenti speciali, nei quali devono essere coinvolte le organizzazioni sindacali.
Qualunque sia la causa della cessazione del rapporto di lavoro, al lavoratore spetta sempre un trattamento di fine rapporto (TFR), che consiste in un accantonamento annuo di una quota della retribuzione, rivalutata periodicamente, il cui pagamento è differito proprio al momento della cessazione del rapporto di lavoro. In alcuni casi particolari (spese sanitarie o acquisto di una casa di prima occupazione) parte di questa somma può essere anticipata al lavoratore, occupato nelle aziende maggiori.
In caso di licenziamento, si consiglia di rivolgersi a un sindacato o a un avvocato specialista della materia.

OBBLIGHI DEL DATORE DI LAVORO
Il datore di lavoro è tenuto a comunicare la cessazione del rapporto di lavoro precedentemente instaurato con uno straniero, entro 5 giorni, alla Direzione Provinciale del Lavoro che aveva rilasciato l'autorizzazione al lavoro. Analoga comunicazione deve essere fatta alla Questura che aveva rilasciato il permesso di soggiorno.

DIVIETO DI LICENZIAMENTO
La legge considera nullo (ossia, come se non fosse mai avvenuto) il licenziamento determinato da ragioni di credo politico o di fede religiosa, dall'appartenenza a un sindacato o dalla partecipazione ad attività sindacali. Ciò, ovviamente, qualunque sia la motivazione 'formale' adottata dal datore di lavoro.

È nullo il licenziamento adottato contro la lavoratrice in stato di gravidanza o puerperio, ossia dall'inizio della gestazione fino a un anno dalla nascita del bambino. Nel caso in cui il datore di lavoro fosse all'oscuro dello stato di gravidanza, il licenziamento può essere impugnato entro 90 giorni, con la presentazione del certificato di gravidanza.
È nullo anche il licenziamento delle lavoratrici nel periodo intercorrente tra la richiesta della pubblicazione del matrimonio e l'anno successivo alla celebrazione del matrimonio, salvo le ipotesi di cui al punto precedente. Anche in tali casi, però, il licenziamento dovrà essere impugnato entro e non oltre 60 giorni dalla data della comunicazione scritta o orale del datore di lavoro.
Fanno eccezione al divieto di licenziamento le ipotesi di licenziamento per giusta causa, per cessazione dell'attività aziendale, per scadenza del contratto a termine, per esito negativo del patto di prova.

Principali riferimenti normativi
D.Lgs. n. 286/1998 art. 22, comma 11
ML circ. n. 11/1999
D.Lgs. n. 72/2000
L. n. 189/2002 e del
D.L. n. 195/2002.
ML circ. n. 52/2002
D.M. 26 agosto 2002;
INPS circ. n. 161/2002;
MI circc. n. 13/2002 e n. 14/2002;
D.M. 28 ottobre 2002
MI circ. n. 2/2003
ML circ. n. 13/2003
INPS circc. n. 115/2003 e n. 182/2003

Nessun commento ancora

Lascia un commento